Benzodiazepine per dormire: proprietà, caratteristiche dei prodotti, pro e contro

Quando parliamo di farmaci che devono o almeno dovrebbero aiutarci col sonno e in particolar modo a dormire e a farlo bene, bisogna partire, nel voler fare una sorta di analisi a tutto tondo sulla questione, da alcuni argomenti e temi di fondo.

Quando parliamo di incapacità di dormire, e più in generale quando citiamo il termine classico di insonnia, di norma facciamo riferimento al fatto di non riuscire a dormire.

Ma in verità a voler essere più precisi, quando di parla di questo tipo di problematica, più che parlare di insonnia dovrebbero fare riferimento alla terminologia relativa al disturbo o ai disturbi del sonno.

In questo senso infatti

avremo sotto mano tutta una vasta gamma di problematiche relative ad una spiccata e particolare differenza di disturbi relativi al sonno: che possono infatti andare da quello più grave, e duraturo e cronico, che porta l’insonnia ad esser tanto da grave da non permettere mai alla persona di riuscire a dormire. Ci possono poi essere casi di insonnia sporadica oppure anche occasionale, e da questo punto di vista è possibile continuare all’infinito.

In definitiva, potremmo dire che si parla di disturbi del sonno in termini di quantità e di qualità. Nel primo caso ovviamente si parla di disturbi che danneggiano la durata del sonno, facendolo magari spesse volte intervallare da disturbi e rivegli bruschi. La seconda tipologia ovviamente dipende dalla qualità in sè del riposo, con tanti micro sonni, risvegli, agitazione e via discorrendo.

 

Cosa fare per dormire: i sonniferi sono una soluzione

Da questo punto di vista, se proprio non si riesce a trovare una soluzione alternativa e più naturale, si può passare ai farmaci per dormire. E tra questi, uno dei più in atto e utilizzato è quello che fa riferimento agli usi delle Benzodiazepine.

Ma che cosa sono le Benzodiazepine?

Come direbbero tutti gli specialisti del settore, le Benzodiazepine sono degli  ansiolitici ovvero sia del farmaci che abbassano i livelli d’ansia; molti dei quali vengono scelti in modo dettagliato proprio per per indurre il sonno.

In questo caso vengono chiamati: ipno inducenti, ipno induttori o ipnotici.

Gli ansiolitici della categoria delle benzodiazepine sono i farmaci in assoluto più apprezzati e usati al mondo, dopo i classici anti-infiammatori.

Ansia, nervosismo e panico, e persistenti difficoltà a prendere sonno o la presenza di disturbo della qualità del sonno o da continui risvegli notturni, vengono trattati stabilmente con le Benzodiazepine.

Benzodiazepine: come funzionano

Molte problematiche quali la stanchezza, l’irritabilità, la chiara incapacità a fare il proprio lavoro ed in generale il nervosismo possono indurre insonnia o problemi di sonno, o viceversa ci può essere la correlazione al contrario. Ad ogni modo

Il miglior modo di risolvere i problemi di ansia non è certo abusare di benzodiazepine, ma è quello di affidarsi alla cura di un medico che dopo aver analizzato a meglio il caso, potrà stabilire quali siano i migliori riscontri per voi.

La maggior parte dei processi farmacologici che le Benzodiazepine producono, come tutti i vari ansiolitici, fanno riferimento dunque alla riduzione della quota di ansia libera e a favorire un buon sonno.

A seconda dalla gravità del problema si interviene seguendo una particolare tabella di posologia ed un unicum di tipo di farmaco. Vi sono alcuni farmaci così detti derivati benzodiazepinici che hanno una composizione diversa dalle benzodiazepine, e producono un effetto sedativo.

Benzodiazepine, psicofarmaci più usati: perchè

Tra gli ansiolitici più noti, le Benzodiazepine rappresentano la classe di psicofarmaci più prescritta nella popolazione mondiale a fronte della insorgenza degli effetti terapeutici, e del numero di effetti collaterali considerato per lo più basso.

Non è da dimenticare ad ogni buon conto, tuttavia, il fatto che le benzodiazepine possono provocare, più di altre sostanze psico attive, una sorta di dipendenza fisica e psicologica, e assuefazione (ovvero abitudine a quella dose, che non fa presto più effetto, con conseguente bisogno di aumentare la dose per sentirne gli effetti) e crisi di astinenza.

Tuttavia

i medici in linea di massimo sostengono questo: salvo che non si presentino gravi effetti collaterali che rendano obbligatoria una brusca interruzione del trattamento, la sospensione di una terapia con ansiolitici non può essere fatta di punto in bianco ma deve essere graduale.

Bisogna darsi ovvero sia il tempo necessario per che il trattamento raggiunga il livello da cui si può scalare, ridurre e infine sospendere il trattamento: un percorso da da calcolare assieme ad un medico che valuti con attenzione le modalità di riduzione del farmaco stesso e che soprattutto conosca la vita del paziente.

Cosa succede se sospendo Benzodiazepine

Una repentina sospensione delle benzodiazepine può provocare tutta una serie di effetti collaterali inattesi quali per esempio ansia, insonnia, irritabilità, nausea, mal di testa, tremori, sudorazione elevata e in alcuni casi dolori muscolari, vomito, intolleranza alle luci e ai suoni e, raramente, convulsioni e una serie di disturbi contrastanti quali: eccitazione, tristezza, difficoltà a pensare e ad esprimere le proprie emozioni.

In altri casi può addirittura portare a deliri e allucinazioni.

Alla luce di tutto questo, appare abbastanza chiaro come ci si debba sempre e comunque interfacciare con il proprio medico, e dunque poi arrivare ad assumere il farmaco seguendo le indicazioni dello stesso in merito alla posologia ed alla tempistica di uso e di riduzione graduale.

In particolare poi va detto che

il medico a cui facciamo riferimento deve anche arrivare a conoscere si spera a menadito la intera questione psicologica e lo storico di vita di quel paziente. Ovvero sia, le sue abitudini alimentari e sociali e di vita in generale. Magari quella persona ha delle problematiche relative alla sfera affettiva, oppure sta passando un periodo di difficoltà in famiglia, o ancora sul lavoro o a scuola o con alcune relazioni collaterali.

Possono esserci, in poche parole, delle enormi differenze da un caso e dall’altro e il paziente deve essere prima inquadrato al meglio dal suo medico e solo successivamente indirizzato verso un percorso terapeutico di tipo farmaceutico.

Spesso potrebbe anche essere sufficiente fare un iter di intervento relativo a sonniferi naturali e prodotti naturali in generale, oltre che, in genere, un supporto psicologico profondo.


Daniele Silvestri, giornalista freelance, esperto SEO e appassionato di tecnologia, informatica e prodotti settoriali in modo particolare inerenti al complesso ma affascinante mondo dell’e-commerce.

Già autore, editor e formatore in Academy, dedico il tempo libero all’approfondimento e alla ricerca delle innovazioni tecnologiche, cibernetiche e telematiche anche in ottica domotica, con una spiccata curiosità per tutto ciò che rientra nell’ambito della produzione di prodotti volti a rendere migliore e più fruibile la vita quotidiana di ognuno attraverso un sempre maggiore apporto della tecnologia.

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